18. Wearable

I nomi fighi fanno il loro lavoro in maniera eccezionale.

Mi viene da pensare a Ray Kroc, il personaggio interpretato da Michael Keaton nel film The Founder, che racconta la nascita del colosso McDonald’s. A un certo punto, rivolgendosi ai fondatori originali — che finiranno per perdere la loro azienda proprio a suo favore — Kroc sottolinea che il tratto più importante della loro impresa non lo avevano capito nemmeno loro.

Il nome.

McDonald’s.

Secondo lui, poter dire “andiamo da McDonald’s” è l’aspetto principale che porta la gente da McDonald.

Ecco, oggi una delle tecnologie più di moda, e probabilmente anche una delle più riuscite, ha un nome che secondo me funziona benissimo: wearable.

C’è qualcosa in questa parola che mi piace proprio. Wearable. Pronunciarla è quasi un piacere.

Riferimenti cinematografici e fantasiosi a parte, i wearable — smartwatch, smart ring, smart glasses e chi più ne ha più ne metta — credo siano davvero una delle grandi innovazioni dei nostri tempi.

Viviamo in un periodo storico in cui siamo bombardati da nuove tecnologie, e molte volte mi chiedo se sia davvero così necessario il nuovo phon asciugacapelli con l’intelligenza artificiale.

Eppure, per i wearable — in particolare con gli orologi smart — provo una sincera simpatia.

Potremmo stare ore a discutere sulle differenze tra i mille modelli disponibili. Recentemente, per esempio, sono passato da Apple Watch a Garmin, e non è che abbia eletto un vincitore definitivo, anche se la Apple potrebbe impegnarsi a far durare un po’ di più quelle batterie…

Però ci sono un paio di cose che mi piacciono di entrambi, così come di molti altri orologi smart. La prima è che ci danno consapevolezza in modo accessibile. La seconda è che ci motivano a muoverci.
Trovo davvero efficaci le metriche sui passi, i workout, le ore in piedi, le calorie bruciate, il battito cardiaco.
La funzione che preferisco, personalmente, è quella per tracciare le attività di hiking: chilometri percorsi, media dei battiti, elevation gain (dislivello, la più soddisfacente). Tutti dati che, messi insieme, trasformano lo sforzo in esperienza. Quasi in un gioco. Arrivando a divulgare l’abitudine all’attività fisica, che credo faccia un gran bene.

Poi, certo, resta la grande domanda: quale orologio scegliere? Magari quello con il nome più figo.

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