Purtroppo, l’Italia non parteciperà ai Campionati Mondiali di calcio che inizieranno proprio domani negli Stati Uniti. A rendere la situazione ancora più amara c’è il fatto che ormai da dodici anni non prendiamo parte a questa competizione, mancando ogni volta la qualificazione.
Fatta eccezione per la meravigliosa vittoria agli Europei del 2021, la nostra Nazionale non riesce più a regalarci quei momenti di gioia collettiva capaci di tenere incollato allo schermo un Paese intero. Quei momenti in cui ci si dimentica, almeno per una sera, dei club e dei colori di appartenenza, e ci si sente semplicemente uniti sotto lo stesso Azzurro.
Eppure, negli ultimi giorni, è stata proprio la Nazionale a colpirmi. E con essa il commissario tecnico ad interim, Silvio Baldini, che conosco molto bene per aver riportato il Pescara in Serie B, trascinando una piazza intera con le sue grandi capacità tecniche e, soprattutto, con la sua straordinaria capacità di alimentare entusiasmo attorno a una squadra.
Con le sue proverbiali interviste, e immagino anche nei discorsi rivolti ai suoi calciatori, Baldini è tornato più volte a sottolineare il valore dei sogni. Ha ricordato come il calcio, prima ancora del risultato, sia un mezzo per emozionare ed emozionarsi, uno spazio in cui imparare a dare valore al percorso che porta dall’inizio alla fine di un cammino e che va vissuto pienamente, con intensità e partecipazione.
Dopo la sua annata con il Delfino, gli è stata affidata la panchina dell’Under 21 della Nazionale Italiana. Una scelta che, evidentemente, nasce anche dalla consapevolezza di quanto sia importante tornare a credere in un sogno, soprattutto quando si ha a che fare con ragazzi all’inizio della loro carriera.
E mentre siamo ancora alla ricerca di un commissario tecnico per il lungo periodo, a Baldini è stata affidata anche la panchina della Nazionale maggiore per disputare le due amichevoli di qualche giorno fa contro Lussemburgo e Grecia.
Lui ha scelto di lasciare a casa quasi tutti i giocatori della Nazionale maggiore, fatta eccezione per il capitano, convocando i suoi ragazzi delle giovanili.
Ha vinto entrambe le partite, portando entusiasmo in un ambiente che, almeno sulla carta, avrebbe avuto ben pochi motivi per averne.
Non sono state solo le vittorie a colpirmi. Mi hanno colpito la dedica al cane di sua figlia, scomparso da poco; il coraggio di affrontare nazionali maggiori con ragazzi giovani e poco conosciuti al grande pubblico, rischiando di fare una figuraccia; e il coraggio di parlare a cuore aperto dell’importanza di sognare davanti alle telecamere di una nazione intera.
Mi sembra che Silvio Baldini cammini mano nella mano con il bambino che è ancora dentro di lui. E sarebbe bello vedere questo entusiasmo continuare: guardare al calcio senza ridurlo soltanto a numeri, risultati e classifiche, ma ricordandosi perché un bambino, un giorno, vorrebbe iniziare a giocarci.

