Ogni partita dell’Inter per me è un’occasione di tornare bambino. Ma ci sono delle partite che regalano emozioni speciali: le partite giocate da “Pazza Inter”.
Questa espressione, “Pazza Inter”, è nata storicamente per descrivere l’imprevedibilità della squadra, capace di passare da prestazioni deludenti a imprese memorabili e rimonte incredibili. Ecco perchè “Pazza Inter” è diventata anche il titolo dell’inno ufficioso dei narazzurri, cantato da Zanetti e i suoi compagni di squadra nei primi anni del Duemila.
Negli ultimi tempi, fortunatamente, la squadra è diventata sempre più costante: offre prestazioni più stabili dando un po’ più di tranquillità ai suoi tifosi…
Ma non si può nascondere che è proprio nelle partite da Pazza Inter che noi interisti torniamo bambini fino in fondo: torniamo a quei giorni in cui quella sciarpa l’abbiamo scelta e ce la siamo avvolta intorno al collo sentendoci a casa.
Tra queste partite me ne vengono immediatamente in mente due, entrambe semifinali di Champions. Entrambe con il Barcellona.
La prima, nel 2010, che portò alla finale gloriosa di Madrid: novanta minuti di sofferenza per mantenere il risultato al Camp Nou, con undici giocatori in difesa e un goal provvidenzialmente annullato al Barcellona mentre già piangevo sulla spalla di mio fratello.
La seconda, l’anno scorso, a San Siro: vittoria per 4-3 mentre all’87’ eravamo ancora sotto per 3-2. Poi goal del pareggio al 93’ con Acerbi che ci ha fatto lanciare tovaglie e bicchieri per aria, così come lui ha fatto con la sua maglietta numero 15.
Ripenso a queste partite proprio dopo un’altra gara da vera pazza Inter: quella di ieri sera. Semifinale di Coppa Italia contro il Como. Sotto 2-0 al 69’, spenti, quasi rassegnati. E invece no. Improvvisamente ci trasformiamo e la rimontiamo, vincendola 3-2 e conquistando la finale di Roma.
In queste occasioni, più che in altre, nella testa mi tornano quelle parole che conosciamo tutti, urlate più che cantate:
“Non fateci soffrire…ma va bene – vinceremo insieme! Amala!”

