19. Il percorso più felice

Sono fortunato: la strada che percorro ogni mattina per andare al lavoro è molto bella.
Passo per lo più tra boschi e campagne, con la bici sotto di me e l’aria fresca addosso. Pedalare prima di arrivare in ufficio, sedermi alla scrivania e iniziare la giornata con un caffè è una di quelle piccole gioie nascoste nella routine.

Faccio questa strada da circa un anno, da quando ho iniziato a lavorare in questo ufficio. Eppure solo ieri mi sono accorto di una stradina laterale che alcuni miei colleghi percorrevano e io non avevo mai notato, credo a causa di un camion perennemente parcheggiato lì davanti.

La cosa mi ha incuriosito.

Così, tornando a casa a fine giornata, ho deciso di prenderla anch’io.

E ho scoperto un nuovo percorso immerso nel verde, tranquillo, piacevole, che portava proprio verso casa. Un’alternativa che era sempre stata lì, a pochi metri da me, e che per più di un anno non avevo mai visto.

Sorridevo da solo per questo, e mi è tornato alla mente un TED Talk che avevo visto qualche anno fa: Happy Maps, dell’informatico Daniele Quercia.

Quercia raccontava di essersi accorto, dopo molto tempo, di percorrere ogni giorno una strada bruttissima per andare al lavoro: traffico, ingorghi, caos cittadino. La faceva semplicemente perché la sua app gliela consigliava come shortest path, il percorso più breve.

Impiegando un solo minuto in più, però, avrebbe potuto fare una strada completamente diversa: passare per un parco, camminare in mezzo al verde, iniziare la giornata forse in modo totalmente diverso.

Questa piccola scoperta lo colpì così tanto da spingerlo a fare ricerca su come definire in maniera computazionale “il percorso più felice”, magari da selezionare sulla propria app di navigazione quando si vuole andare da A a B.

Da lì nacque, insieme ad altri colleghi, l’articolo scientifico The Shortest Path to Happiness: Recommending Beautiful, Quiet and Happy Routes in the City, un lavoro che ha contribuito a diversi progetti di mapping urbano.

Non so bene chi lo disse per primo, ma questo è certo: “lo stupore è il seme della conoscenza”.

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