33. Restare in silenzio

“Ora conteremo fino a dodici
e tutti ci fermeremo.

Per una volta sulla faccia della terra,
non parliamo alcuna lingua;
fermiamoci per un secondo
e smettiamo di gesticolare tanto.

Sarebbe un momento esotico,
senza fretta, senza motori;
ci troveremmo tutti insieme
in un`improvvisa stranezza.

I pescatori nel freddo mare
non farebbero del male alle balene
e l`uomo che raccoglie sale
si guarderebbe le mani ferite.

Quelli che preparano guerre verdi,
guerre coi gas, guerre col fuoco,
vittorie senza sopravvissuti,
indosserebbero abiti puliti

e camminerebbero con i loro fratelli
all`ombra, senza far nulla.

Quello che voglio non va confuso
con l`inerzia totale.

E` della vita che si tratta;
non faccio patti con la morte.

Se non fossimo ossessionati
dal tenere la vita in movimento,

e una volta tanto potessimo non far nulla,

forse un immenso silenzio
interromperebbe questa tristezza
di non capirci mai
e di minacciarci di morte a vicenda.

Forse la terra ce lo può insegnare,
come quando tutto sembra morto
e poi si dimostra vivo.

Ora conterò fino a dodici
e voi starete in silenzio e io me ne andrò.

“ – Pablo Neruda

Scrivere su questo blog mi aiuta ad accorgermi delle cose intorno a me, a guardarle con più attenzione e a ritrovare un po’ lo stupore dei bambini.
Ora, come dice molto bene Neruda, è tempo di una pausa. Perché fermarsi, ogni tanto, è necessario in tutte le cose che facciamo. Non per restare immobili, ma per lasciare che qualcosa continui a crescere in silenzio.

Ci rileggiamo tra un mese o due, sperando che nel frattempo il mio sguardo sia lievitato come un impasto lasciato a riposare sotto un panno.

Buon settembre e a presto!

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