4. La realtà del fantasy

“A sinistra, ai piedi del dirupo, c’era un’apertura bassa e tenebrosa (forse l’ingresso di una caverna) da cui uscivano due sottili fili di fumo. I massi che in parte ostruivano la cavità si muovevano: era questo il rumore che aveva sentito. Sembrava che qualcosa li spingesse dall’interno buio.
In effetti qualcosa c’era, e sbucava proprio in quel momento. Edmund, Lucy o chiunque di voi lo avrebbe riconosciuto all’istante, ma, sfortunatamente per lui, Eustachio aveva sempre letto i libri sbagliati, i più inutili e noiosi.
Ciò che uscì dalla caverna era una cosa di cui non avrebbe mai immaginato l’esistenza, con il muso lungo e color del piombo, gli occhi rossi, senza piume né pelliccia, ma un tronco lungo e flessibile che strisciava sul terreno; […] le ali di pipistrello stridevano a contatto con le pietre e il corpo culminava in una coda lunga diversi metri.”
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Questo è un piccolo estratto de Il viaggio del veliero, uno dei capitoli più affascinanti delle Cronache di Narnia. In questa storia ritroviamo Edmund e Lucy, i giovanissimi protagonisti di sempre: curiosi, avventurosi, pronti a mettersi in gioco. Accanto a loro compare Eustachio, il cugino: preciso, presuntuoso, convinto di sapere sempre tutto meglio degli altri.

Ciò che colpisce particolarmente è il modo in cui Lewis descrive Eustachio: “aveva sempre letto i libri sbagliati, i più inutili e noiosi”. È una frase semplice, ma molto potente. Fa nascere spontanea una domanda: esistono davvero libri giusti e libri sbagliati?

Lewis sembra suggerire che i libri davvero importanti siano quelli che ti aiutano a riconoscere un drago.
Conoscendo la profondità di questo autore e il suo desiderio costante di cercare e trasmettere il bene, viene naturale leggere queste parole come una metafora. Forse non si tratta solo di un drago fantastico, come quello che esce dalla caverna, ma anche dei “draghi” che incontriamo nella vita.

La letteratura, quando è viva, non serve solo a farci passare il tempo: ci prepara a riconoscere ciò che conta.

Tradizionalmente nel fantasy il drago è una creatura pericolosa: distrugge, accumula tesori, semina paura. Per questo, in molte storie, l’eroe deve affrontarlo per riconquistare la libertà o ciò che è stato perduto.

Se ci pensiamo bene, queste vicende non sono solo parte di racconti fantastici.

Prima o poi, tutti siamo chiamati a fare i conti con dei draghi. A volte sono fuori di noi: difficoltà, ingiustizie, fallimenti. Altre volte sono dentro: la paura, l’egoismo, l’orgoglio, la rabbia. Sono draghi meno spettacolari, ma non per questo meno reali. Il rischio, come accade a Eustachio, è non riconoscerli affatto.

Le storie più belle ci insegnano a guardare meglio la realtà, a trasformare il caos in senso, il drago in qualcosa che possiamo almeno guardare negli occhi.

E tutto questo mi fa pensare a quello che ha detto Roberto Benigni durante la prima Giornata Mondiale dei Bambini: “Ai bambini non c’è gran bisogno di convincerli sull’esistenza dei draghi. Loro, che i draghi esistano, lo sanno già! Siamo noi adulti a dovercelo ricordare”.

Che il problema di Eustachio sia l’essere diventato grande un po’ troppo in fretta?

  1. C.S. Lewis, Il viaggio del veliero, Le Cronache di Narnia, trad. it. Mondadori. ↩︎

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