11. Opera House

Da bambino, appassionato com’ero di merendine e brioche, mi capitò di trovare in una confezione uno di quei classici giochi per PC che arrivavano come sorpresa.

Non ricordo il nome del gioco — e, nonostante vari tentativi, non sono mai riuscito a ritrovarlo online. Ma ricordo vividamente lo scopo del gioco, che era quello di ti trasformarti in un piccolo esploratore del mondo, anche se avevi appena cinque anni.

C’era un planisfero interattivo. Ogni grande città era rappresentata da un simbolo iconico, e che la riconoscevano in tutto il mondo: c’era il Colosseo per Roma, il Taj-Mahal per Nuova Delhi, la Tour Eiffel per Parigi, e così via…

E poi, laggiù, all’estremo sud-est della mappa c’era l’Opera House a simboleggiare Sidney: una costruzione unica e strana che affacciava la città sull’Oceano Pacifico.

Cliccavo su quell’icona e si illuminava. Compariva un testo che spiegava cos’era, dove si trovava, cosa la circondava.

Era bellissimo giocare con questo planisfero su un computer con Windows XP; sopratutto perchè tutte quelle immagini e icone sembravano appartenere più a una fiaba che al mondo reale in cui gravitava un bambino.

Ecco, lo stupore che provavo in quei giorni in cui giocavo a fare l’esploratore l’ho riprovato pochi giorni fa, quando ho preso la destra all’angolo di Circular Quay, e la Sydney Opera House me la sono ritrovata davanti.

L’immagine che avevo nella mente sin da bambino si è materializzata nei miei occhi, lasciando spazio alla voglia di avvicinarmi, toccarla, saperne di più su questa meraviglia.

La storia della sua costruzione è lunga e intricata, ma piena di colpi di scena: il suo progetto gareggiava con altre 213 idee e venne scartato senza neanche pensarci troppo, per poi essere ripescato e accolto freddamente dall’opinione pubblica.

Il suo autore, l’architetto danese Jørn Utzon, fu messo più volte in discussione. Soprattutto quando, durante i lavori, divenne evidente che i costi sarebbero andati ben oltre le stime iniziali. In risposta lui, mentre stava tagliando un’arancia, ebbe un’intuizione: le celebri “vele” dell’Opera potevano essere ricavate tutte intagliandole da una stessa sfera. Una soluzione elegante, ma anche più efficiente e realizzabile.

E così nacque uno degli edifici più iconici del XX secolo, diventando una vera e propria icona arrivata a concorrere tra le finaliste delle sette meraviglie del mondo moderno.

PS. Indovinate cosa farò la prossima volta che taglierò un’arancia…

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